Lunedì 18 marzo, il percorso "Esplora" della stagione teatrale 2009/2010 propone la Compagnia Santasangre in 84.06 con Stefano Cataffo, voce Roberta Zanardo.
Lavoro ideato da Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Dario Salvagnini, Pasquale Tricoci.
Partitura ed elaborazione dal vivo di Dario Salvagnini, elaborazione video dal vivo di Diana Arbib, Luca Brinchi, luci di Maria Carmela Milano.
Inizio spettacolo ore 20. Prima dello spettacolo, alle ore 18, nella Sala Dante ci sarà un incontro con la Compagnia Santasangre. L’incontro è inserito nel progetto Spazio Teatro.
Gli ologrammi affollano la scatola trasparente, un definitivo salto di qualità intellettuale e formale
“Tutto svanisce nel nulla, e il passato è soppresso e la soppressione viene dimenticata,
la bugia diventa verità per poi diventare di nuovo bugia”
1984 (G.Orwell)
84.06 è un lavoro che sempre più si dirige verso la rottura del confine che separa il pensiero dall’accadimento. Il pensiero di per sé non include un’azione, ma nello stesso momento in cui si immagina qualcosa è insita un’azione, differente da quella fisica, ma non per questo di minore rilievo: il movimento nella visione cerebrale.
84.06 è un luogo dove spazio e tempo sono vaporizzati, sospesi, sconvolti continuamente dalla manipolazione e dalle modifiche esterne.
Il campo di indagine è la trasformazione della realtà, è la manipolazione del pensiero attraverso l’illusione delle immagini mediatiche. La vicenda di questo lavoro si svolge in una scatola di vetro, allegoria di un sistema di condizionamento, al suo interno un uomo è stato catturato, il suo pensiero non rientra nei canoni dell’accettazione ai condizionamenti del sistema, non è il suo agire che si vuole bloccare, è il suo istinto a pensare come individuo che fa paura. Si deve correggere la sua essenza di uomo, si deve annientare la visione critica che permette una scelta, si deve eliminare la presa di coscienza dello stato di schiavitù in cui consumiamo il nostro quotidiano.
All’esterno lo spazio di azione è macchinato da due figure, che a loro piacimento (attraverso l’uso di dispositivi mediatici audio/video) permettono alla scatola di animarsi per soggiogare l’istinto dell’ultimo uomo.
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